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Freddo. Gelo. Il vento sferza impietoso le tue vesti. Arranchi faticosamente
in mezzo alla neve, conscio di esserti completamente perso.
Non sai da quanto tempo vaghi senza meta, ma senti che
morirai di certo se non trovi presto un riparo.
Ad un tratto, del tutto inaspettatamente, scorgi qualcosa tra le raffiche di neve. Una grande sagoma si staglia a poche centinaia di metri da te. Avvicinandoti scopri trattarsi di un maniero di modeste dimensioni, antico e decadente. Intirizzito, ne raggiungi il portone di legno massiccio,
dal quale pendono due anelli di ferro nero.
Sollevi uno dei massicci battenti per poi calarlo sul legno gelido. Un suono secco, cupo. Bussi nuovamente, e dall’interno ti giunge un eco profondo, come se il luogo fosse completamente vuoto, disabitato. Dopo la terza volta, cominci a disperare che qualcuno ti apra; ma ecco che, lentamente, senza il minimo rumore, il portone si schiude verso l’interno. Facendo appello a tutte le tue forze lo spingi e, fermo sulla soglia, scruti dentro.
Non riesci a scorgere assolutamente nulla, solo le tenebre più nere, dense come melassa. Nonostante non sia affatto invitante pensi tra te e te che quello è l’unico rifugio che ti si offre, ed è già stata una fortuna averlo trovato.
Muovi un passo incerto all’interno, sospinto dalle folate gelide. Un passo. Un altro passo. All’improvviso avverti un forte dolore alla nuca, un lampo bianco di luce ti attraversa la testa. Cominci a cadere. Cadi sempre più giù, senza toccare terra, perdendo conoscenza nell’abbraccio delle tenebre. |
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